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Per l’occidente è difficile fare a meno della Cina sulle rinnovabili

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La Cina è tra i maggiori produttori di pannelli solari, ma l’Europa se ne sta allontanando

In un’intervista al Financial Times, la vice presidente del colosso cinese del solare Longi, Dennis She, ha avvertito i propri clienti europei di non abbandonare i fornitori di Pechino. Da anni la Cina è tra i maggiori produttori di pannelli solari. Soddisfa l’80% del fabbisogno mondiale, e Longi controlla il 20% del mercato.

Fin dalla crisi della catena di forniture seguita alla pandemia e dall’inizio della crescente tensione tra Cina e occidente, l’Europa ha espresso la volontà di allontanarsi da Pechino per le infrastrutture necessarie nella produzione di energia rinnovabile. Si tratta di una strategia legata anche alla volontà dell’UE di aumentare la propria indipendenza energetica, per non ripetere l’esperienza con la Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina.

Non si tratta però di un’impresa facile. Come sottolineato dalla stessa She, l’Europa al momento produce soltanto il 3% dei pannelli solari che si calcola siano necessari per arrivare nel 2030 a coprire il 42,5% del fabbisogno energetico europeo con energie rinnovabili.

Le parole di She esprimono per anche una preoccupazione diffusa in Cina. Da diverso tempo lo Stato sta spingendo con ricchi sussidi pubblici la produzione di batterie, veicoli elettrici, pale eoliche e pannelli solari. L’obiettivo è quello di intercettare la domanda per la transizione ecologica, ma sia gli USA che l’Europa si stanno dimostrando sempre più reticenti ad affidarsi a Pechino per i loro asset strategici.

La produzione cinese al momento eccede di gran lunga la domanda interna, per tutti questi prodotti. Se non dovesse trovare uno sbocco esterno, rischierebbe di avviare una seria crisi di sovrapproduzione, mettendo in percolo la stabilità delle stesse aziende che ha spinto a produrre. Lo scorso anno il costo di produzione di pannelli solari in Cina è sceso a 15 centesimi di dollaro per watt, contro i 30 europei e i 40 americani.

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