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Arcelor Mittal pronta a cedere l’ex Ilva allo Stato

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Il gruppo Arcelor Mittal cede nella trattativa con il Governo sull’ex Ilva

In una lettera inviata al Governo, il gruppo franco-indiano Arcelor Mittal, proprietario di Acciaierie d’Italia e di conseguenza dell’impianto di produzione di acciaio più grande d’Europa, quello di Taranto conosciuto più comunemente come Ilva, avrebbe aperto alla cessione di parte delle quote della società allo Stato rimanendo azionista di minoranza.

Acciaierie d’Italia è al momento posseduta per il 68% da Arcelor Mittal e per il 38% da Invitalia, società controllata dallo Stato. Il Governo nel 2020 ha però deciso di riprendere il controllo dell’azienda, accusando la multinazionale di non aver rispettato gli accordi di investimenti presi al momento dell’acquisto di Acciaierie d’Italia nel 2018. Il gruppo franco-indiano accusa invece il Governo di aver rimosso lo “Scudo penale”, parte dell’accordo originale.

Al momento l’ex Ilva ha bisogno di una ricapitalizzazione per appianare i propri debiti e evitare il blocco della produzione. Arcelor Mittal non vuole però investire altro denaro e quindi lo Stato ha deciso di intervenire. Dopo una lunga trattativa fallita in cui il Governo chiedeva alla multinazionale di diventare socio di minoranza, l’esecutivo ha approvato un decreto con cui pone le basi per l’amministrazione straordinaria della compagnia. Questo permetterebbe allo Stato di salvare l’azienda, ma aprirebbe un contenzioso legale con Arcelor Mittal.

Dopo giorni di tensione, lo scorso fine settimana il gruppo ha aperto al piano del Governo, accettando di diventare azionista di minoranza senza diritto di veto od i voto decisivo. Rimane aperta anche l’opzione lasciare le proprie quote a un investitore indicato dallo Stato: “Ad un prezzo almeno pari al nostro ultimo investimento” specifica Arcelor Mittal.

La situazione dell’Ilva rimane complessa. L’economia della città di Taranto ruota attorno all’acciaieria e chiuderla causerebbe un disastro sociale. L’impianto è però anche responsabile di gravi danni ambientali nella zona, di cui i proprietari si devono fare carico. Un intervento dello Stato potrebbe però indispettire l’Unione europea, opposta a operazioni di questo tipo per via delle norme sulla concorrenza.

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