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Cosa intende fare il Governo con Stellantis

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Governo e Stellantis litigano: quali sono le prospettive di un investimento dello Stato?

Dopo che nelle scorse settimane la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva criticato Stellantis per la riduzione della produzione di auto elettriche Fiat in Italia, l’amministratore delegato del gruppo Carlos Tavares aveva risposto invocando incentivi per queste auto.

Alle affermazioni di Tavares aveva risposto il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso, dicendo all’amministratore delegato di esprimere chiaramente se volesse che anche il governo italiano si impegnasse nel capitale sociale dell’azienda. Urso fa riferimento alla partecipazione che il governo francese ha in Stellantis, tramite l’azienda Bpifrance.

Anche se un accordo del genere fosse raggiunto, non sarebbe prima del 2025 con ogni probabilità. Per quest’anno infatti il Governo italiano prevede incentivi ai consumatori per l’acquisto di auto elettriche. Ma si tratterà di un anno sperimentale, secondo quanto riportato dallo stesso Urso. Se non si riuscisse a raggiungere, tramite questi incentivi, un aumento della produzione di auto in Italia fino a raggiungere un milione di unità, la strategia cambierebbe.

I fondi destinati agli incentivi per i consumatori sarebbero invece ridiretti a: “sviluppare e incentivare nuovi investimenti produttivi nel nostro paese, anche di riconversione produttiva” secondo quanto detto dallo stesso ministro. Questo potrebbe essere un cambio di rotta da parte del Governo italiano, anche se non è detto che questi fondi vadano in una partecipazione nel gruppo che controlla il marchio Fiat.

Stellantis ha annunciato investimenti in Italia, in particolare a Torino, ma meno significativi rispetto a quelli previsti per l’estero. Questo preoccupa molto sia il governo che i sindacati, proprio per l’effetto che la progressiva deindustrializzazione sta avendo sul capoluogo piemontese. Da diverso tempo l’azienda non assume a Mirafiori, lo storico stabilimento Fiat di Torino, nemmeno per rimpiazzare i dipendenti che vanno in pensione. Al contrario, offre agli operai generosi contributi in denaro per concordare la cessazione del contratto.

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