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Giappone e Corea del Sud credono ancora nell’idrogeno

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Nonostante i recenti fallimenti, Giappone e Corea del Sud credono ancora nell’idrogeno per affrontare la transizione energetica

Giappone e Corea del Sud hanno recentemente firmato un accordo di collaborazione. Tra i due Paesi, con una lunga storia coloniale e di guerra alle spalle, le relazioni diplomatiche sono sempre complesse. Per questa ragione ogni tipo passo avanti in questo senso è visto come un’importante notizia, soprattutto se si parla di ambiente. Giappone e Corea del Sud sono poveri di materie prime e stanno cercando di completare una faticosa transizione energetica.

La maggior parte dell’energia prodotta in entrambi i Paesi proviene da combustibili fossili, tra i quali il  carbone, spesso proveniente a basso costo dalla Cina, occupa ancora una percentuale significativa. Per sostituirlo, Giappone e Corea hanno deciso di utilizzare un composto a base di idrogeno e azoto, l’ammoniaca. Tecnicamente, questa soluzione permetterebbe di trasformare le centrali a carbone in sistemi a emissioni zero, ma molti osservatori ambientalisti stanno sottolineando che un’analisi delle sole emissioni finali non restituisce il quadro completo.

Produrre idrogeno genera emissioni. Sia l’idrogeno verde, quello prodotto da fonti rinnovabili, che quello rosa, prodotto con l’energia nucleare, risultano ad oggi uno spreco di energia che può essere sostituito semplicemente immettendo l’elettricità utilizzata nel sistema direttamente. Dal punto di vista commerciale, soltanto l’idrogeno grigio, quello prodotto partendo dal metano, e quello nero, creato con l’energia di centrali a carbone, sono realisticamente utilizzabili.

Questo però significa che, anche se bruciano l’idrogeno non si emette nemmeno un grammo di CO2, l’impatto ambientale di questo carburante è paragonabile a quello del metano o del carbone. Il 90% dell’idrogeno prodotto in Corea del Sud è grigio.  Nell’accordo si parla di un passaggio all’idrogeno verde, con una fase intermedia che prevede l’utilizzo di idrogeno blu, quello ricavato con fonti di energia inquinanti ma anche con un sistema di cattura e immagazzinamento dell’anidride carbonica prodotta.

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