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Gli attacchi ucraini alle raffinerie russe alzano il prezzo del petrolio

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Gli Usa hanno intimato all’Ucraina di cessare gli attacchi contro le raffinerie per paura che aumenti il prezzo del petrolio

Gli Usa hanno chiesto all’Ucraina di smettere di attaccare le raffinerie russe con i nuovi droni a sua disposizione. Questa tattica è stata implementata in particolare dall’inizio del 2024 per portare la guerra in territorio russo e minare una delle principali fonti di entrate di Mosca, che le permette di continuare la guerra sul campo.

Sono 13 gli attacchi a raffinerie o depositi di petrolio entro 1000 chilometri dal confine ucraino da quando la Russia ha invaso il Paese nel 2022. Di questi, 10 sono avvenuti nel 2024 e molti nelle ultime settimane. La strategia di Kiev ha già avuto una ripercussione: il bombardamento di diverse infrastrutture energetiche da parte di Mosca, indicata da diverse agenzie di informazione come ritorsione contro questi attacchi.

Anche gli Usa però non sono contenti di quello che sta accadendo agli impianti russi. Il prezzo del petrolio infatti potrebbe risentire presto dei danni causati a queste infrastrutture. La Russia esporta ancora molto del petrolio mondiale, nonostante le sanzioni occidentali, e ha un grosso impatto sul prezzo finale anche in quanto parte dell’Opec+, il cartello dei Paesi produttori di petrolio.

La Casa Bianca è contraria a queste operazioni per due motivi. Il primo è che si avvicinano le elezioni e Joe Biden non vuole affrontare Donald Trump con un prezzo del petrolio in rialzo. Il costo del carburante è una questione molto sentita dagli statunitensi e che può spostare voti preziosi.

La seconda ragione è la paura di ritorsioni che potrebbero colpire anche società americane. Anche se la Russia non fa più affari con l’occidente, attraverso il suo territorio passa un importante oleodotto che porta il petrolio del Kazakistan ai mercati occidentali. Mosca ha già minacciato una volta di chiuderlo, nel 2022, e Exxon e Chevron, le due principali aziende produttrici di petrolio statunitensi, hanno importanti pozzi proprio nel Paese dell’Asia centrale.

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