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La Cina si sta appropriando delle riserve di uranio

Uranio

Compagnie cinesi stanno prendendo il controllo di gran parte delle riserve di uranio

La Cina si sta assicurando una scorta di uranio molto significativa. I piani di espansione della produzione di energia elettrica tramite centrali nucleari di Pechino richiedono un afflusso di materie prime che lo Stato si sta assicurando di avere per il prossimo futuro.

Questo ha reso l’uranio una delle migliori materie prime dell’anno in termini di variazione del prezzo. Durante gli ultimi 12 mesi è cresciuto del 70%, chiaro segnale dell’aumento di domanda sospinto dalla strategia cinese. Ad oggi costa 82 dollari per libbra, il prezzo più alto dal 2007.

La Cina ha deciso di prolungare l’attività di alcune delle sue centrali nucleari e sta pensando a costruirne di altre. È una conseguenza del progredire degli accordi sul riscaldamento climatico. Anche la COP28 ha fatto segnare un passo avanti in questo senso e il nucleare è stato protagonista di un documento firmato da 22 Paesi per triplicare la capacità di produzione di energia elettrica da centrali nucleari entro il 2050.

L’uranio non viveva un periodo così florido da almeno 20 anni. Negli ultimi dieci in particolare la materia prima radioattiva ha sofferto della disaffezione verso il nucleare di buona parte dell’opinione pubblica, seguita all’incidente di Fukushima. Se la situazione non dovesse cambiare, l’anno prossimo il prezzo dell’uranio potrebbe salire oltre i 100 dollari per libbra.

La fame di uranio della Cina non è l’unico fattore che ha spinto la materia prima ai prezzi più alti degli ultimi 15 anni. La risalita era cominciata molto prima che Pechino decidesse per questa strategia. La causa dell’aumento dei prezzi è legata anche alla situazione geopolitica internazionale.

Due dei maggiori produttori di uranio al mondo, in particolare tra i fornitori dei Paesi occidentali, erano Russia e Mali. L’invasione dell’Ucraina e il colpo di Stato filorusso nel Paese africano hanno compromesso le forniture abituali, spingendo sul mercato diverse compagnie proprietarie di centrali elettriche nucleari.

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