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La Guyana approva l’offerta di Chevron per i suoi pozzi petroliferi

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Il presidente della Guyana ha accolto con favore l’entrata di Chevron nel consorzio che estrae petrolio dai pozzi del Paese

Ifraan Ali, presidente della Guyana, ha accolto favorevolmente la mossa di Chevron per entrare all’interno del consorzio che gestisce l’estrazione di petrolio nel Paese. L’operazione finanziaria presenta ancora diversi ostacoli, tra cui uno scontro piuttosto duro con un’altra grande azienda petrolifera statunitense, Exbxon.

Dall’inizio del 2024 Chevron ha presentato un’offerta per un’azienda petrolifera minore, Hess. Si tratta di una fusione costosa, da 53 miliardi di dollari, che ha però uno scopo preciso. Chevron è infatti arrivata tardi su uno dei giacimenti di petrolio più grandi al mondo, nonché l’ultimo tra quelli rilevanti scoperto in ordine temporale: l’enorme bacino che si trova al largo della Guyana, un piccolo Stato sulla costa nord dell’America del Sud.

Il giacimento misura 11,3 miliardi di barili sfruttati dai pozzi petroliferi del consorzio che gestisce l’estrazione. Una cifra talmente alta che ha spinto il Venezuela, Stato confinante con la Guyana, a rispolverare una vecchia disputa territoriale per la parte occidentale del Paese, quasi disabitata, proprio per cercare di mettere le mani sui diritti estrattivi.

Il consorzio è al momento guidato da ExxonMobil, la più importante azienda petrolifera americana, ma il 30% delle sue azioni è in mano a Hess. L’iniziativa di Chevron è un modo per entrare all’interno del progetto, ma la stessa Hess non è convinta dell’operazione. Un prossimo voto nell’assemblea degli azionisti deciderà il destino della fusione.

Exxon aveva anche provato a far valere un supposto diritto di prelazione su Hess, proprio per evitare che la sua principale concorrente, Chevron, potesse avere accesso ai pozzi della Guyana. Un arbitrato ha respinto la rivendicazione ma l’azienda ha comunque ventilato l’acquisizione delle partecipazioni di Hess nel consorzio della Guyana. Questa prospettiva però è osteggiata dal presidente della Guyana stessa, che preferirebbe maggiore concorrenza all’interno del consorzio.

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