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Un altro progetto per riscaldare le case con l’idrogeno è fallito

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L’idrogeno accumula un altro fallimento come mezzo per scaldare le abitazioni

Il governo del Regno Unito ha annullato un altro progetto per il riscaldamento di abitazioni tramite l’idrogeno. Si tratta del terzo esperimento di questo tipo che viene completamente abbandonato nel Paese, che aveva scommesso molto su questo tipo di alimentazione per le caldaie delle case, avviando alcune sperimentazioni per capire se fosse economicamente sostenibile.

L’idrogeno è da tempo considerata un’opzione per il trasporto dell’energia. Il suo ruolo dovrebbe essere quello di limitare uno dei principali difetti delle rinnovabili: la volatilità delle forniture. Creando idrogeno con energia verde si possono avere i vantaggi di un idrocarburo con pochissime emissioni. Il cosiddetto idrogeno verde è però al momento non può essere generato con un processo abbastanza efficiente per renderlo commercialmente utilizzabile.

Questi problemi vengono amplificati nel riscaldamento domestico dall’esistenza delle pompe di calore. L’efficienza di queste macchine è superiore a quella delle caldaie e, di conseguenza, avranno sempre una resa migliore di qualsiasi sistema a idrogeno. L’H2 ha dalla sua la possibilità di poter sfruttare, dove presenti, le infrastrutture del gas naturale.

La questione che ha però messo la pietra tombale sui progetti di Redcar e Ellesmere Port, le due cittadine che avrebbero dovuto ospitare la sperimentazione, sono state le proteste degli abitanti. Nella zona si è sviluppato un movimento “Not in my garden”. I cittadini si sono rifiutati di diventare “Cavie” per una tecnologia che non ritenevano avrebbe mai preso piede nel Regno Unito. Questo, unito ai dubbi già presenti sull’utilizzo dell’idrogeno, ha convinto il governo ad abbandonare l’esperimento.

Diversi esperti, inclusi quelli governativi e alcuni think tank indipendenti, hanno già consigliato al governo di puntare, come già accade in Europa e Usa, sulle pompe di calore. Tutte le indicazioni puntano quindi l’esecutivo verso l’abbandono dell’idrogeno, verso una strategia puramente elettrica.

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