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Usa e Cina si scontrano per le miniere di rame del Congo

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Gli Usa hanno fermato l’acquisizione di una compagnia estrattiva congolese da parte della Cina

Continua la battaglia tra Cina e Usa nel dominio delle risorse naturali necessarie per la transizione ecologica. Il governo degli Stati Uniti ha convinto quello congolese a evitare che una grossa sussidiaria dell’azienda statale che controlla l’estrazione di rame finisse nelle mani di un’azienda cinese.

L’azienda statale della Repubblica Democratica del Congo, Gécamines, rivedrà la decisione presa la scorsa settimana di vendere Chemaf Resources a Nora Mining. Quest’ultima è un’azienda cinese tecnicamente privata, ma in realtà sussidiaria di Norinco, il gigante della difesa di Pechino. Gécamines ha preso la decisione sotto forte spinta del governo americano, che non vuole perdere l’accesso alle risorse del Paese.

La Repubblica Democratica del Congo è il terzo Paese produttore di rame al mondo, posto che condivide proprio con la Cina, ed esporta 1,8 milioni di tonnellate all’anno. Pur essendo lontano dalle vette del Cile, primo paese produttore con 5,6 tonnellate all’anno, il Congo è l’unico Paese africano sopra il milione di tonnellate. Lo sfruttamento delle risorse naturali è cruciale per l’economia del Paese centro-africano, dove la Cina ha importanti interessi economici.

Negli ultimi anni la Cina sta tentando di prendere il controllo della filiera di molti metalli e materiali fondamentali per la transizione ecologica. Pechino vuole posizionarsi nuovamente al centro della produzione mondiale, lasciando il ruolo di fabbrica del mondo per concentrarsi sugli asset più richiesti, anche ad alto tasso tecnologico.

Per evitare di dipendere dai rapporti diplomatici e dal soft-power, ambito in cui gli Usa sono ancora largamente superiori, la Cina vuole assicurarsi forniture di metalli, rari e meno rari, in modo da non doversi esporre al mercato. Gli Usa al contrario vogliono tenere aperto un canale di comunicazione con più Paesi possibili, per evitare uno scenario in cui Pechino diventi il centro della transizione ecologica.

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