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Industria leggera

La svolta Green dell’acciaio passa dai rottami

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Nuove tecnologie permettono alle acciaierie di utilizzare meglio i rottami di acciaio

Anche la produzione di acciaio si sta adeguando alle nuove regole per la transizione ecologica. La siderurgia è responsabile di circa il 5% delle emissioni dirette di anidride carbonica a livello mondiale. Si stima che, includendo anche le emissioni dell’indotto si possa arrivare al 15%.

È quindi fondamentale ridurre le emissioni dell’industria siderurgica per raggiungere gli obiettivi della transizione ecologica. Il settore ha trovato come soluzione principale il graduale abbandono di una delle infrastrutture simbolo delle acciaierie: l’altoforno. Il suo sostituto è la fornace elettrica ad arco.

Questo forno per la fusione dell’acciaio non riduce soltanto le emissioni, ma ha anche una caratteristica peculiare. È in grado di fondere il 100% degli scarti di metallo, contro il solo 30% degli altiforni. Una qualità che apre alla possibilità di una grande crescita del prodotto riciclato.

L’Italia è uno dei più grandi produttori di acciaio europei. Ogni anno la siderurgia del nostro Paese fattura 60 miliardi di euro e produce 21 milioni di tonnellate di acciaio, stando ai dati del 2022. Di questi, 16 vengono prodotti dai rottami d’acciaio.

Questo tipo di acciaio produce circa la metà della CO2 rispetto a quello creato a partire dalle materie prime. L’utilizzo dei rottami presenta inoltre un grande vantaggio per il nostro Paese, data la scarsità di materie prime presenti sul nostro territorio nazionale.

L’Italia è tra i pochi Paesi europei insieme alla Spagna che utilizza più del 100% degli scarti che produce per creare nuovo prodotto finito. Il nostro Paese si trova quindi a dover importare rottami, a differenza di altri Stati che esportano buona parte degli scarti che producono.

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L’esempio più eclatante in questo senso è il Regno Unito, che vende all’estero più dell’80% dei 10 miliardi di tonnellate di rottami d’acciaio che prode Anche Francia e Germani non hanno la capacità di assorbire tutti gli scarti di acciaio che generano e sono costretti a venderne una parte. L’acquirente principale è la Turchia, che sfiora il 400% della sua produzione di scarti.

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