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Ricostruzione di Mariupol: come si arricchiscono le società russe

Mariupol

I piani di ricostruzione sono fasulli, la realtà di Mariupol rimane drammatica

A Mariupol si è svolta una delle battaglie più cruente di tutta la guerra in Ucraina, superata soltanto da quelle per la capitale Kiev e per Bakhmut. La città era fondamentale nel piano russo per l’Ucraina meridionale, che prevedeva l’occupazione di tutta la costa meridionale fino ad Odessa, rimasta però in mano all’Ucraina.

La resistenza dell’esercito ucraino a Mariupol durò mesi, nonostante la situazione disperata. L’esercito russo ha distrutto, durante l’assedio, circa metà degli edifici e delle infrastrutture della città. Tra queste anche l’enorme acciaieria Azovstal, teatro dell’ultima battaglia per la presa della città, che rappresentava il principale polo industriale della zona, insieme al porto.

Ancora prima di conquistare ufficialmente Mariupol, la Russia presentò un piano per la ricostruzione. Il Financial Times ha definito questi documenti una truffa. Sarebbero basati su un progetto pre esistente del 2016 fatto da Kiev e copiato senza tenere conto della distruzione causata dalla guerra. I documenti parlavano di portare la popolazione della città a 350.000 persone entro il 2025 e di raggiungere il mezzo milione in 11 anni.

La ricostruzione è stata affidata a un’azienda controllata dal Cremlino, Single Customer, che dovrà affidare i lavori a varie entità private. A sua disposizione 445 miliardi di rubli, circa 5 miliardi di dollari. Da qui i fondi si sono distribuiti in 22 società russe, ma i residenti rimasti a Mariupol, circa 100mila dai precedenti 250mila, denunciano che la ricostruzione non sia mai nemmeno iniziata.

In alcuni casi degli edifici, specialmente quelli nella zona lontana dai poli industriali della città e che danno sul mare, sono stati abbattuti e completamente ricostruiti come abitazioni di lusso. I vecchi abitanti sono però stati costretti a spostarsi in zone alla periferia della città. Le nuove abitazioni sono state consegnate ad altri, più ricchi, acquirenti.

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