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L’acciaio continua a inquinare troppo nonostante i sussidi

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Nonostante i sussidi dei governi, l’industria dell‘acciaio continua a inquinare troppo

Tra le industrie pesanti che puntano sulla transizione energetica, quella dell’acciaio è tra le più in difficoltà. Il settore siderurgico sta vivendo un periodo complesso a causa principalmente della transizione ecologica e di un mercato inondato da prodotti cinesi.

Per questa ragione, gli stati e gli enti sovranazionali come l’Unione europea hanno assicurato alle aziende del settore sussidi miliardari. Thyssenkrupp, colosso tedesco seconda società per produzione di acciaio al mondo e prima in Europa, ha ricevuto da sola 2 miliardi di euro in fondi per la transizione, Salzgitter ha invece ricevuto un miliardo.

Anche il Regno Unito a provato a fare la propria parte per aiutare queste aziende nella transizione energetica. Tata Steel ha ricevuto 500 milioni di sterline dallo Stato, come parte di un accordo che avrebbe dovuto comportare un investimento da parte della stessa azienda di circa altri 700 milioni di sterline.

Gli obiettivi erano fondamentalmente due. Da una parte le aziende avrebbero dovuto implementare l’utilizzo massiccio di idrogeno industriale. Sarebbe servito come combustibile per sprigionare l’energia necessaria ad alimentare gli altiforni senza inquinare, contribuendo al raggiungimento degli accordi di Parigi e a tenere la temperatura globale sotto 1,5 grandi centigradi in più rispetto al periodo preindustriale.

Il secondo era il potenziamento dei forni ad arco elettrico. Rispetto agli altiforni, queste strutture sono tendenzialmente più piccole ma meno inquinanti. Al contempo, questo investimento avrebbe dovuto stimolare anche il riciclo. L’acciaio infatti è riciclabile al 100%, tanto che esistono intere aziende che si concentrano sulla sua produzione dai soli scarti e rottami. L’Italia è tra i Paesi con le migliori filiere del riciclo dell’acciaio, tanto che deve importare scarti dall’estero.

Questi obiettivi però sono ancora lontani dall’essere raggiunti. Le riduzioni previste per le emissioni, di circa il 25% entro il 2030, non sono a portata visto l’andamento dell’industria siderurgica.

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