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L’export cinese manda in crisi il prezzo dell’acciaio

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La crisi immobiliare cinese e la mancanza di sussidi sta spingendo in basso il prezzo dell’acciaio

La Cina è caduta in una grave crisi immobiliare. Il mercato si è inceppato già prima del Covid-19, ma i tre anni di strettissime misure contro la pandemia hanno esposto una bolla che ha già causato il fallimento di Evergrande. Le conseguenze sul mondo sono state enormi: il sorpasso del Pil di Pechino sugli Usa, dato per certo da anni, è sfumato, decine di aziende occidentali fuggono dalla Cina e ora anche il mercato dell’acciaio ne sta risentendo.

La Cina è il più grande produttore di acciaio mondiale, con un distacco enorme dal resto del mondo. Dalle acciaierie di Pechino provengono 1 miliardo di tonnellate di prodotti all’anno, la metà del totale mondiale. L’India, che segue al secondo posto, è a circa 125 milioni di tonnellate. È chiaro che quando un Paese ha un ruolo così preponderante in un mercato, grossi cambiamenti nella sua economia possono portare a seri sconvolgimenti a livello globale.

La crisi immobiliare in Cina ha portato a un calo netto del consumo di acciaio nel Paese. Senza gli immensi palazzi costruiti in rapida successione ai margini delle grandi città, le aziende cinesi si sono trovati senza acquirenti e anche senza sussidi statali. Il risultato è che ora stanno cercando di esportare più prodotto possibile all’estero. Nel 2024 c’è stato un aumento del 32% delle esportazioni di acciaio dalla Cina, oltre 15 milioni di tonnellate ai livelli più alti dal 2016.

L’effetto sui mercati mondiali è stato quasi immediato. Il ferro grezzo, principale materiale di produzione dell’acciaio, è crollato ad un prezzo appena sopra i 100 dollari a tonnellata, il più basso da dieci mesi. Situazione problematica anche per i piani italiani di rinvigorimento della produzione di acciaio nazionale.

Il governo spera infatti di riuscire a far ripartire la produzione delle acciaierie di Taranto e in parallelo di investire in maniera massiccia sul polo di Piombino per reindustrializzare le due aree e inserire l’Italia nei progetti europei di maggiore indipendenza dall’estero sui semilavorati. Un prezzo molto basso dell’acciaio però potrebbe portare a seri problemi nell’esportazione e quindi un minore ritorno di questi investimenti per i partner privati.

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