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L’Europa ha un problema di approvvigionamento dell’uranio

Uranio

L’uranio è fondamentale per la transizione ecologica, ma per l’Europa procurarselo è difficile.

L’energia nucleare sarà sempre più spesso al centro delle discussioni sulla politica energetica europea. Si tratta di una fonte pulita, ma molto poco popolare nell’opinione pubblica a causa di alcuni grossi incidenti che in passato hanno coinvolto le centrali nucleari, su tutti quello di Chernobyl. Il suo contributo alla transizione verso fonti che non producano gas serra è però cruciale. In Europa la Francia ha scommesso da anni su queste tecnologie e oggi il 68% del suo fabbisogno energetico è coperto dall’atomo.

Per il vecchio continente però, come per gli USA, il nucleare ha un problema. Non esistono grosse miniere di uranio, il materiale utilizzato per generare energia dalle reazioni nucleari, in Europa. Inoltre anche buona parte della capacità di arricchimento dell’elemento non si trova in occidente. L’arricchimento è il processo che rende il materiale estratto dalle miniere, l’uranio 308, utile per la fissione.

La ragione per cui l’occidente è andato in difficoltà nell’approvvigionamento dell’uranio è geopolitica. Uno dei principali esportatori al mondo di materiale fissile è la Russia, che da sola possiede circa il 50% della capacità di arricchimento mondiale tramite l’azienda Rosatom.

Non va molto meglio per quanto riguarda la materia prima. Il principale produttore di uranio è il Kazakistan, Stato che di recente ha dimostrato di volersi allontanare dalla Russia, ma comunque storicamente legato a Mosca da strettissimi legami. A connettere Astana alla Russia non c’è però soltanto la politica. Non avendo sbocchi sul mare, il Kazakistan affida al suo vicino buona parte delle sue rotte commerciali, inclusa quella da cui passa l’uranio.

Infine, le stesse miniere da cui viene estratta la materia prima che diventerà materiale fissile sono in parte in possesso della Russia. Circa il 26% dei siti di estrazione sono in mano a aziende di Mosca, mentre il 60% circa sono cadute sotto controllo cinese.

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