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L’Ad di Leonardo invoca una riforma dell’Industria della difesa in UE

Leonardo

Cingolani, Ad di Leonardo, spinge per una riforma in UE

Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, ha chiesto una riforma dell’industria militare dell’Unione Europea. Secondo l’ex ministro, l’eccessiva varietà di modelli presente negli eserciti del continente costituisce uno svantaggio dal punto di vista delle politiche di difesa.

Non si tratta però soltanto di una questione militare. Cingolani fa notare come gli investimenti europei siano inefficienti a causa di questa enorme frammentazione. L’Europa non solo spende meno degli USA per la difesa, ma impiega anche peggio i propri soldi. Questo perché negli Stati Uniti gli investimenti vengono concentrati su poche piattaforme, permettendo esborsi di denaro ingenti per lo sviluppo di singole tecnologie militari all’avanguardia.

In Unione Europea invece ogni Stato prosegue in ordine sparso, sviluppando i propri modelli con investimenti di livello inferiore rispetto a quelli americani. L’assenza di una politica comunitaria per l’industria della difesa significa quindi un’inferiorità tecnologica sul campo militare nei confronti delle potenze mondiali.

Questa mancanza di collaborazione sta però lasciando il passo a nuove intese tra i maggiori Paesi europei. Proprio Leonardo, insieme all’azienda franco-tedesca KNDS, ha avvitato un progetto per lo sviluppo di un nuovo carro armato che dovrà sostituire i Leopard 2 e i Leclerc, ad oggi i principali modelli in uso per le forze armate tedesche e francesi rispettivamente.

Un altro accordo di questo tipo vede coinvolta sempre Leonardo con due Paesi extra UE. Il primo è il Giappone e il secondo il Regno Unito. L’obiettivo è quello di progettare e fornire agli eserciti europei e giapponesi entro il 2035 un nuovo modello di caccia, che sia in grado di sostituire gli Eurofighter migliorandone sia la velocità e l’efficienza in combattimento che il prezzo.

Cingolani ha poi concluso criticando le regolamentazioni europee, che ritiene troppo stringenti. Sia quelle che riguardano la concorrenza che quelle sulle emissioni secondo l’ex ministro allontanerebbero gli investitori.

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