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Logistica e Trasporti

La transizione Green del trasporto marittimo ha diversi problemi

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I trasporti logistici marittimi presentano diversi problemi con la transizione Green e con la sua programmazione

Durante una recente riunione della Imo, la International Maritimer Organization in cui sono rappresentati i maggiori armatori del mondo dei trasporti logistici, sono emersi problemi relativi alla transizione Green. Nonostante esistano parametri precisi da rispettare relativi agli accordi internazionali, diverse società lamentano incertezza riguardo alle norme e alla pianificazione del futuro.

Proprio sul tema delle prossime mosse si condensano la maggior parte dei dubbi degli armatori. Il problema principale sta nella natura degli investimenti in questo campo. Le navi cargo hanno un costo molto elevato. Per questo motivo, giustificare l’investimento richiede un’operatività di questi mezzi di diversi anni. In media si parla nel settore di 25 anni prima che una nave diventi redditizia come investimento.

Le attuali norme sulla diminuzione delle emissioni dei trasporti logistici marittimi non fissano regole precise. Fissano al contrario obiettivi: la riduzione delle emissioni di gas serra del 20%-30% entro il 2030, del 70%-80% entro il 2040 e la totale decarbonizzazione del settore entro il 2050, che diventerà del tutto Green. Ma non è chiaro come queste soglie vadano raggiunte. La paura degli investitori è quella di acquistare oggi una nave che tra 15 anni inquinerà troppo per poter essere utilizzata in alcuni dei Paesi più importanti del mondo dal punto di vista commerciale.

Il movimento verso trasporti logistici marittimi meno inquinanti è già cominciato. Meno della metà degli ordini al momento emessi per nuove navi cargo è per imbarcazioni spinte da combustibili tradizionali. Più di un quarto è per navi a LNG, meno inquinante del tradizionale combustibile a base di petrolio, mentre poco meno di un quarto del totale è spinta da motori a metanolo.

Quest’ultima opzione, e più in generale quella dei biocarburanti, è la preferita dalle aziende. Permette di ridurre in le emissioni senza cambiamenti radicali, ma non di annullarle. Un problema, dato che tra 10 anni sarà necessario cominciare a ordinare navi che inizieranno a diventare redditizie quando l’intero settore dovrà raggiungere emissioni zero.

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