Oggi le risorse che operano nella logistica 4.0 devono conoscere bene l’inglese, l’informatica, la robotica e utilizzare software gestionali complessi.
Nell’era dei droni e della Blockchain la logistica 4.0 non è cambiata solo dal punto di vista degli hardware e dei software impiegati, ma anche da quello “umano”.
Le vecchie figure del magazziniere o del mulettista che prima si limitavano a spostare pacchi dagli scaffali e registrarne la spedizione ormai sono superate. Al loro posto il settore supply chain recluta operatori in possesso di competenze specifiche, molto più ampie e articolate.
Chi lavora oggi nella logistica 4.0 deve infatti conoscere perfettamente “almeno” l’inglese, oltre che saper utilizzare con assoluta dimestichezza i programmi gestionali complessi di ultima generazione.
Le ragioni stanno nella digitalizzazione, nell’automazione e nell’espansione geografica della movimentazione merci, per cui occorre essere preparati a svolgere compiti che fino a pochi anni fa erano affidati a personale meno qualificato.
Grazie alla logistica 4.0 oggi un oggetto arriva al destinatario entro un massimo di 24-48 ore, sfruttando una rete capillare diffusa sui territori e un’organizzazione resa più efficiente dai sistemi computerizzati. Altro elemento caratteristico della logistica 4.0 è il non avere praticamente più confini fisici, tanto che un bene può essere inviato da un warehouse in Cina a un acquirente che si trova all’altro capo del mondo.
Per questa ragione gli addetti alla catena di distribuzione devono poter comunicare con interlocutori di qualsiasi paese, e di conseguenza le lingue straniere diventano uno dei “ferri del mestiere”.
Alla velocità con cui evolvono programmi e strumenti Hi-Tech le conoscenze acquisite diventano obsolete nel giro di pochi anni, in alcuni casi anche mesi. Le risorse inserite nel business della logistica 4.0 devono così aggiornarsi costantemente per essere sempre al passo con i tempi, curando la formazione professionale e quella continua.
Una volta chi veniva assunto al carico e scarico merci doveva essere dotato principalmente di muscoli, ora è necessario avere più che altro cervello, nello specifico un “cervello elettronico”.