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La Supply Chain del futuro: il punto di Bonfiglioli Consulting

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Bonfiglioli sulla supply chain di domani.

L’analisi del World Manufacturing Report 2022 secondo il Knowledge Office di Bonfiglioli Consulting: i nuovi trend e i cambiamenti necessari per affrontare le nuove sfide globali.

I trend

L’aumento generalizzato dei livelli di inflazione, la ricaduta delle politiche protezionistiche internazionali rivolte in particolare verso alcuni paesi critici dal punto di vista politico ma strategici dal punto di vista economico, come la Cina, e l’evoluzione delle abitudini e dei comportamenti dei consumatori sempre più legati alla sostenibilità sono tra i fattori con cui la produzione oggi si deve confrontare e a cui deve sapersi adeguare. Su uno scenario internazionale scioccato dalla rapida successione di eventi dirompenti che non ha precedenti nella storia recente, dalla pandemia globale alla guerra in Ucraina e alla conseguente alterazione degli equilibri economici internazionali.

Sebbene l’industria manifatturiera abbia mostrato un’incredibile capacità di reazione e si stia ora riprendendo rapidamente, “per mantenere lo slancio i produttori devono accelerare il ritmo della trasformazione industriale e progettare catene di approvvigionamento adatte all’era di sconvolgimenti economici, geopolitici e sociali che stiamo vivendo”, commenta Michele Bonfiglioli, ad di Bonfiglio Consulting, società di consulenza italiana con presenza internazionale, da 50 anni al fianco delle aziende italiane per sostenerne la crescita.

L’analisi di Bonfiglioli Consulting

The 2022 World Manufacturing Report definisce i nuovi trend nell’ambito della Supply Chain, pensando a una catena di approvvigionamento che comprende tutto, dalla consegna dei materiali di base dal fornitore al produttore fino alla consegna all’utente finale nell’ottica di nuove metodologie gestionali.

Se fattori come dinamiche e tempistiche della disponibilità dei materiali strategici o la definizione delle restrizioni commerciali sulla disponibilità dei fornitori sono al di fuori del controllo di chi governa la catena di approvvigionamento, molto si può fare in ambiti strategici per rinsaldare e fortificare la supply chain. Questi alcuni spunti tratti dal Report:

La gestione del magazzino e trasformazione dell’approccio lean: alla filosofia Just in time oggi è necessario affiancare un approccio Just in case per alcuni materiali sensibili, per un approvvigionamento critico: quindi non più sempre riduzione delle scorte al minimo e approvvigionamento in funzione della domanda dei consumatori, ma, per alcune categorie specifiche di prodotti, è preferibile al contrario un accumulo di scorte per poter avere a magazzino, in qualsiasi momento, tutto il necessario nel caso di un aumento repentino della domanda. Questo per poter fronteggiare in modo efficace eventuali picchi del mercato e per poter panificare le spese. “È una delle trasformazioni indotte della pandemia, durante la quale molte aziende hanno subìto forti interruzioni delle forniture, creando così un disallineamento tra la ripresa della domanda e la lenta reattività dell’offerta”, spiega Michele Bonfiglioli, seconda generazione dell’attività imprenditoriale di famiglia, pioniera del metodo lean in Italia dagli anni Novanta, che ha poi elaborato la metodologia proprietaria del Lean World Class®.

Nuovi criteri nella selezione di fornitori: la scelta non può più essere esclusivamente basata, come in passato, su fattori di costo, ma deve tener contro soprattutto della capacità di consegna di materiali anche nell’eventualità del verificarsi di rischi improvvisi e della comprovata attenzione all’ambiente e al rapporto con i dipendenti, in osservanza alla richiesta delle norme europee sulla sostenibilità ambientale e sociale. è sempre più necessario inoltre scegliere un approvvigionamento doppio o incrociato per rendere più stabile la supply chain, anche privilegiando catene locali o regionali meno esposte al rischio di crisi globali.

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Matrici di portafoglio e di relazione sempre più evolute, sono fondamentali per assumere decisioni veloci ma in ogni caso basate su fatti e dati. Algoritmi di intelligenza artificiale – continua Michele Bonfigliolioggi ci aiutano a costruire correlazioni tra fattori di business e di rischio, definendo simultaneamente il tipo di relazione da sviluppare con i fornitori.”

Digitalizzazione delle filiere, condivisione in tempo reale dei dati operativi tramite piattaforme comuni e sviluppo di applicazioni di intelligenza artificiale, sono oggi i principali obiettivi da raggiungere. Grazie all’intelligenza artificiale è possibile un’analisi più rapida della supply chain, della domanda, delle operazioni, dei processi e delle procedure. AI si è dimostrata utile nella previsione della domanda e nella relativa pianificazione sincronizzata, nella gestione automatizzata del magazzino, nella progettazione e nello sviluppo automatizzati e nei servizi connessi alla gestione ad alto livello della rete di fornitura. L’uso di tecnologie e piattaforme digitali ha un impatto diretto sulla progettazione della supply chain.

Le logiche predittive potranno aiutare molto a contenere gli effetti di fenomeni improvvisi e difficilmente prevedibili altrimenti. L’obiettivo è connettere e recuperare dati e stati indispensabili alla predizione del tempo di attraversamento o alla probabilità che il processo si concluda buono al primo colpo” continua Michele Bonfiglioli. Man mano che i prodotti diventano più digitalizzati, si apre l’opportunità di posticipare il punto di disaccoppiamento delle varianti di prodotto. In prospettiva, i prodotti altamente digitalizzati per il cliente finale possono avere lo stesso design fisico standard, mentre l’attivazione di funzionalità specifiche via software ne consente la personalizzazione in fase avanzata di progettazione e produzione.

In conclusione un capitolo fondamentale riguarda la cybersecurity: i rischi informatici sono oggi più elevati che mai e il loro impatto è sempre più grave sulle attività produttive. Questo significa che ogni organizzazione deve adottare le opportune misure di difesa. La mancata implementazione di strategie di sicurezza informatica, di piani di risposta, di informazioni chiare ai dipendenti su come reagire a un attacco informatico, unitamente alla mancanza di chiarezza sul framework normativo, aggravano i potenziali impatti negativi di tali attacchi.

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